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sabato 14 dicembre 2013

In libreria Diritto Internazionale. Quattro Pezzi Facili



 di  Rosario Sapienza


Come si dice .... Scusate se da sol mi presento ..... E’ da qualche settimana in libreria l’ultimo mio libro, intitolato “Diritto Internazionale. Quattro Pezzi Facili”, pubblicato per i tipi della Giappichelli.  Esso raccoglie in quattro saggi (appunto i quattro pezzi facili) i primi risultati di un complesso e articolato itinerario di ricerca volto ad una accurata presentazione della ragion d’essere e dei principali contenuti del diritto internazionale pubblico. Il diritto internazionale pubblico come autonoma disciplina scientifica e come professione nasce nella seconda metà dell’ottocento. E’ in quel torno di tempo che si assiste a una vera e propria rivoluzione metodologica negli studi giuridici all’insegna del positivismo, soprattutto da parte della dottrina tedesca. Si cimentano in quest’opera grandi giuspositivisti, come Bluntschli, Heffter, Triepel, Heilborn. L’intento che animava questi studiosi era infatti quello di giungere a una ricostruzione del diritto internazionale coerente con i principi del giuspositivismo che si andavano affermando in quegli anni nello studio degli ordinamenti giuridici degli Stati.
Il mio libro prende le mosse proprio dalle loro ricerche, non tanto nell’intento di avviare una indagine storica, ma   di offrire piuttosto una prima indicazione di metodo nella ricostruzione delle vicende delle quali si tratta, e cioè quella di considerare la realtà delle relazioni giuridiche internazionali sia per come vengono viste e pensate dagli attori in esse impegnate sia per come appaiono allo sguardo  dell’osservatore che le ricostruisce. Questa doppia prospettiva, nella quale mi pare si sostanzi, opportunamente, una metodologia che voglia essere adeguata, offre, credo, una feconda occasione di approfondimento e di originale ricostruzione di quel singolare fenomeno giuridico che chiamiamo diritto internazionale pubblico.
Ricostruzione che deve poi, di necessità, contaminare gli strumenti della indagine giuspositivistica con quelli dell’approccio storico-critico, operazione da qualche tempo diventata usuale per gli studiosi della nostra disciplina tanto in Europa quanto Oltreoceano. Non si tratta, in altre parole, di scrivere una storia del diritto internazionale o di certi suoi istituti, impresa complessa anche se comunque commendevole, ma di ricostruire il portato odierno e positivo di un istituto alla luce della sua evoluzione storica, intento questo di una qualche utilità anche ai fini di una didattica non convenzionale.
Negli ultimi tempi ci si chiede addirittura se possa ancora parlarsi del diritto internazionale come un sistema normativo unico e coeso, o se invece si debba prender atto della sua irreversibile frammentazione. Se lo è chiesto la Commissione del diritto internazionale che ha istituito al suo interno un gruppo di lavoro che ha presentato nel 2006 sul tema Fragmentation of International Law: Difficulties arising from the Diversification and Expansion of International Law, il suo Rapporto finale contenente 42 conclusioni. Si è così per il momento terminata una lunga stagione di riflessione su queste tematiche, affidata anche a ponderosi studi.
Questo volume non comprende tutte le tematiche usualmente trattate in una presentazione sistematica del diritto internazionale pubblico.  Ho inteso, per il momento, soltanto ricostruire la vicenda attraverso la quale si è cercato di salvaguardare la costante validità dell’idea dell’unità del sistema giuridico internazionale agendo sulla nozione di soggetto giuridico internazionale, progressivamente riorganizzandola e rielaborandola al fine di mantenere  intatta per quanto possibile  l’unità del sistema giuridico internazionale, cercando poi di indagare la sua tenuta rispetto a due tematiche cruciali: la protezione dei diritti dell’uomo e la disciplina dell’uso della forza armata.


giovedì 29 novembre 2012

Alla ricerca di una teoria dell'organizzazione internazionale

Il fenomeno storico che si conviene di denominare organizzazione internazionale è ancor oggi   troppo nuovo e ambivalente perchè se ne possa tentare una ricostruzione complessiva
 Non difettano accurate ricostruzioni giuridiche dei vari meccanismi operativi delle singole organizzazioni internazionali, né altrettanto attente teorizzazioni degli aspetti giuridici generali della materia, ma  per  incontrare una riflessione altrettanto elaborata sulle tematiche più generali  è necessario rifarsi  alla letteratura di indole e interesse politologico, la quale, dominata com'è già per i fatti suoi da interminabili controversie metodologiche, non sempre riesce di grande aiuto. Pochi e scarni sono invece i contributi dei giuristi a questa problematica e, il più delle volte, essi appaiono irrimediabilmente datati, legati ai momenti iniziali dello sviluppo dell'organizzazione internazionale.
La realtà è invero vasta e multiforme. Nè il concettualizzarla sotto la rubrica  "organizzazione internazionale" aiuta molto. Perchè quest'ultima denominazione (intesa nel senso tecnico del linguaggio giuridico) indica genericamente tutte le realtà istituzionalizzate della convivenza internazionale, tutti gli apparati cui gli Stati danno vita per la soluzione di problemi di comune interesse.
   Tutto ciò premesso sulla difficoltà di intendersi in questo difficile campo, passiamo ad offrire una breve rassegna di quanto è disponibile.
  Sono sostanzialmente tre le spiegazioni del fenomeno dell'organizzazione internazionale che si confrontano ancor oggi. Quella secondo la quale, le organizzazioni internazionali altro non sarebbero se non una peculiare manifestazione del modo d'essere della comunità internazionale. Fatta di Stati sovrani, che reciprocamente si riconoscono come tali, la comunità internazionale si regge, nel pensiero di questi autori, quasi esclusivamente sul principio del consenso espresso in un accordo. Le organizzazioni internazionali altro non sono se non degli apparati posti in essere tramite accordi internazionali e più in là non sarebbe lecito spingersi. Basterebbe indagarne le modalità operative, analizzarne le particolarità, studiarle nel loro concreto funzionamento. A questa corrente di pensiero appartengono la maggior parte dei giuristi, tanto italiani quanto stranieri.
   Secondo altri studiosi, invece, l'organizzazione internazionale veramente sarebbe il momento di emersione di una tendenza in atto nella comunità internazionale verso una sua progressiva istituzionalizzazione, ossia verso l'affermarsi, in poche e dirette parole, di uno Stato mondiale. Poco importa che oggi la generalità di competenze dello Stato (che è un suo tratto caratteristico nella teoria generale) sia frammentata fra decine e decine di organizzazioni diverse. Si tratterebbe di un fenomeno legato alla necessità di far uso degli strumenti disponibili, ma che non intaccherebbe la fondamentale realtà di un qualcosa di diverso rispetto alla tradizione della convivenza internazionale.
   In ultimo c'è da dire di un'altra teorica, la quale non tanto si cura di stabilire se l'organizzazione sia o non sia lo Stato mondiale presente o futuro, ma punta dritta alla realtà dei fatti. Essa attira l'attenzione sull'esistenza, all'interno della convivenza internazionale formalmente paritaria, di fenomeni di egemonia, per vero alquanto evidenti. E considera l'organizzazione mondiale uno degli strumenti attraverso i quali quella egemonia dei pochi sui molti si manifesta. In verità, quando si pone mente a fenomeni come il diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è difficile non riconoscere che questa teorica sia almeno in parte nel vero. Convinzione che si rafforza quando si ripercorre la storia dei falliti tentativi di affermare un "uso alternativo" delle organizzazioni internazionali, tentando di instaurare i vari nuovi ordini dell'economia o dell'informazione.
   E' facile, ma probabilmente inutile e superfluo, riconoscere che in tutte queste teoriche ci sono elementi condivisibili. Il fatto è che in verità, manca a tutt'oggi, un armamentario concettuale capace di dare del fenomeno organizzazione internazionale una rappresentazione scevra da paradigmi troppo condizionanti, quale quello della "comunità internazionale anorganica", quello dello "Stato di Stati" o ancora quello dell' "egemonia". E forse proprio quell'attenta ricostruzione  generale che oggi manca potrebbe fornire delle categorie attraverso le quali tentare una ricostruzione alternativa.